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L’istruzione contro “le lacrime nel cuore”

Simona
9 Novembre 2022
Storie dal campo

Shkofa è un fiume in piena. Le parole, inarrestabili, sgorgano dalla sua bocca come a tessere la trama di un film drammatico, che però è la realtà, la sua realtà. La voce è ferma e sicura, per niente piegata da una vita di susseguitesi sfortune: “lascia che ti spieghi”; “lascia che ti racconti”. E non si può far altro che ascoltarla…

Nata da una famiglia “dalla mentalità molto chiusa”, quattro fratelli, due sorelle e dei genitori che, impossibilitati economicamente a sostenere i sette figli, decisero senza remore di supportare i quattro maschi.

“Quando ero piccola, qualunque cosa desiderassi, fosse un vestito o un paio di scarpe, non potevo averlo. Mia madre mi portava con sé nelle botteghe, ma solo per comprare dei vestiti nuovi ai miei fratelli”. Da teenager, poi, tentarono di costringerla ad abbandonare gli studi. “Ci ho litigato, li ho esasperati fino a fargli cambiare idea: studiare mi piaceva”. La sua voglia di imparare era così tanta da non farsi fermare né dalla sua famiglia, né dal matrimonio forzato a cui la costrinsero all’età di appena 16 anni.

“Ho finito il liceo, mi sono laureata in geografia e sono diventata io stessa un’insegnante, di curdo, finché nel 2015 mi chiesero di trasferirmi nel villaggio di Makhmur, a sud di Erbil, all’epoca sotto il controllo dell’ISIS. Ho dovuto rifiutare per motivi di sicurezza”.

Crescendo, ha capito che non avrebbe voluto che i suoi figli, di 4 e 5 anni, rivivessero quello che ha vissuto alla loro età. “Eppure, a volte mi sembra che la storia si stia ripetendo”. Lei, però, 32 anni di tenacia, non si arrende. “Ho perso quattro figli, due coppie di gemelli, ed ho sviluppato un istinto naturale di protezione verso i bambini più vulnerabili”.

Shkofa, infatti, ha un sogno: vuole aprire un negozio di abbigliamento per bambini, che sia un mezzo di sostentamento per la propria famiglia, ma anche, laddove necessario, un supporto per chi ne abbia bisogno. Ci pensa spesso, Shkofa, a quel vestito tanto desiderato eppure negato durante la sua infanzia, a simboleggiare la negazione dell’affetto familiare e delle pari opportunità, sperimentata sulla propria pelle prima ancora di capire di cosa si trattasse.

Oggi, però, lo capisce bene e con gli occhi nerissimi, inumiditi dall’emozione, afferma che “essere una donna in questa società è molto difficile, pochi credono nelle tue capacità e, così, finisci per crescere con le lacrime nel cuore”.

In questa cornice di disillusione, lei, che dell’istruzione ha fatto il suo scudo sin dalla più tenera età, ha deciso di credere ed investire in sé stessa, contattando il Rajan Center ed iscrivendosi al corso d’inglese offerto da FOCSIV. “Non volevo restare a casa ed arrendermi alla mia sorte. La conoscenza dell’inglese oggi è molto utile per trovare nuove e migliori opportunità lavorative. Inoltre, voglio insegnarlo ai miei figli e agli altri bambini: la maggior parte delle donne e delle ragazze che vivono nel mio quartiere non sa né leggere né scrivere e porta da me i propri figli per aiutarli con i compiti. Voglio essere questo per la mia comunità: un punto di riferimento”.

Rajan Center, Erbil, Iraq

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